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-- galleria fotografica --
LA GROTTA VITTORIO PRELOVSCEK: UN ALTRO TASSELLO DEL CORCHIA Di Sara Perusin e Carlo Berni
Correva l'anno 1997 e cominciavano timidamente a correre su rotaia i primi carrellini per il trasporto all'esterno delle argille rimosse dalla grotta dei Camponi (M. della Calvana), appena scoperta (Martinotti, Berni, 2001) . Purtroppo, colpito da una malattia incurabile, ci stava lasciando un caro amico e socio dell'USC: Vittorio Prelovscek. Pioniere nella scoperta di numerose cavità delle Apuane, tra le quali il grande complesso del M.Corchia, Vittorio, era uomo di grande umanità e, come sa chi l'ha conosciuto, dotato di un grande cervello. I numerosi brevetti che portano la sua firma provano il suo vivacissimo ingegno. Carlo (“il Berni”) ci racconta che durante le sue visite a Vittorio in ospedale non trascurava mai di confrontarsi con lui sulle migliorie da apportare allo sperimentale carrellino, e di raccontargli i traguardi raggiunti nello scavo. Le loro conversazioni incuriosivano tutti i degenti di quello che Vittorio chiamava il “Grand Hotel”. La sua gioia nel condividere queste esperienze era grande e i suoi occhi si illuminavano a ogni incontro. Dal momento della sua scomparsa, dedicargli una grotta era, secondo noi, il modo più bello per ricordarlo. Serviva però un grotta all'altezza. Non eravamo sicuri che la nostra cara vecchia Calvana, per com'è fatta, ci avrebbe regalato una cavità appropriata, e poi non era a questo massiccio che Vittorio si sentiva affettivamente legato. Di qui la decisione di spostarci nella ricerca a più di 100 km a Nord, sullo storico Monte Corchia. Dopo innumerevoli battute condotte sia a piedi che con l'ausilio dei nostri mezzi volanti (il colorato deltaplano del Berni), sulla cresta che si distacca dal Corchia e si dirige verso Monte Alto, ecco finalmente il “punto X” (ovviamente impervio e accidentato). Era il 17 gennaio 1998 e armati di pala, piccone e secchielli cominciavamo gli scavi. Contemporaneamente grandi ed evoluti macchinari meccanici cominciavano a lavorare per realizzare l'accesso del Corchia turistico. Dopo numerosi finesettimana e centinaia di km percorsi tra andate e ritorni Calenzano - Corchia/Corchia - Calenzano, sull'impervio “buco” dell'accidentato versante, la fatica fu ripagata, un'aria fortissima cominciò a tirare, tanto da sospingere i sassolini smossi. La grotta ci accolse con un'ampia galleria in discesa, la Galleria Lastricata, alla fine della quale, dopo un saltino, si dipanava il bellissimo percorso costellato di pozzi e cunicoli che proseguiva per circa 650 m. Contenti di essere riusciti nel nostro intento intraprendemmo i rilievi della nuova grotta: la Grotta Prelovscek. Sovrapponendo la poligonale ottenuta alla carta 1:5.000 della Regione scoprimmo con grande sorpresa di essere molto prossimi ai Rami del Conte dell'Antro del Corchia. Per sicurezza decidemmo di fare dei nostri rilievi dall'ingresso dei Pompieri verso i suddetti rami. La distanza che stimammo tra il Corchia e la Prelovsek risultò di circa 20 m (rivelatisi poi 40!). Con l'esperienza accumulata in decenni di scavi nelle forre argillose della Calvana, affrontare il grosso sifone tappato di argilla che ci si parò davanti non ci fece paura. Cominciammo dunque il trasferimento dei nostri mezzi di escavazione (carrellini, rotaie ecc.) decidendo di sfruttare l'ingresso dei Pompieri, più comodo e praticabile rispetto a quello della Prelovscek, quindi, di affrontare lo scavo dal Corchia verso la nuova grotta. Lo scavo si dimostrò impegnativo e richiese la messa a punto di nuove strategie di marinaggio. È qui che per la prima volta sperimentammo il recupero dei carrellini attraverso il "pedalò" e, successivamente, mediante motorino elettrico. Allo scopo di alleggerirci del peso delle batterie (30 kg), necessarie ad alimentare il motorino, e per amore dell'ecologia, decidemmo di realizzare dei piccoli generatori eolici, che posizionammo in prossimità dell'ingresso dei Pompieri, dove tirava aria, e che collegavamo alle batterie prima di lasciare la grotta. Recandoci a scavare solo nei finesettimana si dava tempo alle batterie di ricaricarsi con l'energia prodotta dal vento nei giorni feriali. Dopo circa venti finesettimana di duro e fangoso lavoro, il 27 giugno 1998, il Corchia e la Prelovscek finalmente s'incontrarono. A distanza di anni finalmente ci decidiamo a pubblicare la storia di questa nostra impresa, nella quale, siamo convinti, più di qualsiasi strumento meccanico o topografico, ci ha guidato la mano invisibile di Vittorio Prelovscek.
Per info: unionespeleocalenzano@yahoo.it
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